Un progetto di Tesi in Messico: L’esperienza di Claudia.

Erasmus unibo

L’ospite della rubrica di oggi è Claudia. Ha vinto una borsa di studio all’Università di Bologna grazie alla quale è volata in Messico dove ha svolto il suo progetto di tesi. 
Attraverso le sue parole verrai immerso in una nuova cultura e potrai capire che con un po’ di coraggio, una manciata di buon senso, e tanta voglia di riscoprirsi si può sconfiggere la paura e volare soli oltre contintente. Il risultato di questa ricetta?

Ce lo racconta Claudia nelle righe successive! 

Dicci un po’ … Chi è Claudia?

Sono sicuramente una sognatrice accanita, una viaggiatrice seriale e una normalissima ragazza di 25 anni che cerca di trovare la sua strada. Amo scrivere e spesso dalla mia penna – o tastiera – nascono anche delle poesie. Come lavoro faccio la Social Media Manager per due aziende e mi diverto a mostrare sui social la loro identità.

Nel tuo profilo hai raccontato di essere stata in Messico. Ti chiedo se per favore puoi spiegare che tipo di progetto ti ha portata qui.

Sono stata in Messico, grazie a una borsa di studio dell’Università di Bologna, per scrivere la tesi magistrale all’estero. Ho quindi dovuto scegliere un Paese, un argomento da trattare e cercare autonomamente i contatti con le università messicane. Una volta trovata una docente disponibile a seguirmi nella ricerca, ho scritto un progetto che poi è stato approvato dall’Unibo.

Come mai hai deciso di intraprendere questo percorso e di partire per il Messico?

Negli anni precedenti avevo già fatto varie esperienze in Europa e volevo assolutamente sfruttare tutte le opportunità offerte dal mio Ateneo. Svolgere una ricerca di tesi all’estero era uno dei miei sogni, perché mi avrebbe permesso di varcare i confini comunitari con un sussidio. Inoltre, frequentare un’università straniera ti permette di conoscere metodologie di studio e culture a cui non siamo abituati. Il Messico mi ha sempre incuriosita, anche grazie ai vari messicani che ho conosciuto in Spagna. È una terra ricca di tradizioni e bellezza. Non potevo non visitarla almeno una volta nella vita.

PARTIRE! Raccontaci come è stato.

La paura accompagna sempre le partenze poiché il primo passo è sempre quello più difficile da compiere. Era la prima volta che affrontavo un viaggio così lungo da sola e ne avevo timore. In realtà sono stata molto fortunata, al mio arrivo mi aspettava la mia docente messicana che è poi diventata quasi il mio angelo custode durante quest’esperienza.

Dove hai alloggiato? E come ti sei organizzata per riuscire ad adattarti al nuovo stile di vita?

Ho cercato delle case prima di partire, tramite l’università ospitante e i gruppi Facebook. Vivevo in un appartamento nel centro di Puebla, dove poi ho alloggiato insieme al mio ragazzo che mi ha raggiunta qualche settimana dopo la mia partenza. Vivevamo con un altro italiano, un tedesco e una cagnolina. Adattarsi non è stato difficile, conoscevo già perfettamente la lingua spagnola e i messicani sono molto accoglienti. Trovi sempre qualcuno disposto ad aiutarti, ad offrirti da mangiare, a mostrarti posti nuovi. In realtà l’unica difficoltà è stata la libertà come donna: uscire da sola, soprattutto la sera, non era consigliato. Si è trattato di sapersi organizzare, prendere un po’ di precauzioni e tutto è filato liscio.

Ora, raccontaci il durante: come erano organizzate le tue giornate e come le hai vissute.

Inizialmente la mattina andavo sempre all’università utilizzando un Uber oppure a piedi accompagnata dal mio ragazzo. Qui sviluppavo il mio lavoro con il costante aiuto della docente messicana, leggendo articoli, libri e seguendo qualche lezione. Successivamente ho realizzato delle interviste a delle persone del posto e mi muovevo molto da una parte all’altra della città. Grazie a queste chiacchierate per la tesi ho conosciuto tante persone che poi sono diventate miei amici. Nel pomeriggio invece ero libera e quindi andavamo a scoprire Puebla: ci perdevamo nei vicoli della città, nei parchi, nei mercatini e nei paesi vicini. Durante quei quattro mesi abbiamo anche viaggiato molto per conoscere varie parti del Messico. 

Centro di Puebla - Messico

Ora ti chiedo di aiutarci ad immaginare il Messico. Descrivicelo com’era e cosa caratterizzava la tua quotidianità.

Sono tante le cose che potrei raccontare. Sicuramente non esiste un solo Messico, le realtà cambiano in base alla parte del Paese in cui ti trovi. Puebla è una città ricca di colori. C’è un quartiere chiamato “Barrio de los Artistas” in cui ci sono varie stanzette che danno sulla strada: ogni pomeriggio si possono osservare pittori, musicisti, ballerini che ti mostrano la loro arte. In tutta la città si trovano tanti mercatini di artigianato e di antiquariato, dove passeggiavamo con tanta curiosità. Senza parlare poi del cibo: tacos, flautas, pelonas, chiles en nogada,… davvero una delizia.

Barrio de los artistas Messico

Il momento più intenso del tuo viaggio? Quello che ti ha fatto pensare “Si ho fatto bene a scegliere di essere qui oggi”.

Quello più intenso penso sia stato il “Día de Muertos”, il Giorno dei Morti. Il Messico è famoso per questa tradizione e se non la conoscete vi consiglio di guardare il film della Disney “Coco”. Abbiamo organizzato un viaggio in un altro Stato del Messico, il Michoacán. Qui abbiamo vissuto pienamente la tradizione, siamo entrati dentro i cimiteri durante la notte e visto le tombe ornate dalle candele e dal Cempasúchil, tradizionale fiore arancione usato per questa ricorrenza. È stato un momento veramente magico e surreale.

Dia de muertos Messico

Senti di essere tornata a casa cambiata? Se si, in cosa Claudia di oggi è diversa dalla Claudia di ieri?

Sicuramente sono una Claudia migliore: conoscere una nuova cultura ti arricchisce sempre. Dai messicani ho imparato ad essere più gentile e a dire spesso “Grazie”. Mi so adattare molto di più alle situazioni che mi capitano e ora capisco anche il privilegio che abbiamo nella nostra parte di mondo, in cui sentirsi sicuri è scontato. Inoltre, in Messico ad esempio – come in tanti altri Paesi, purtroppo – si vedono ancora i bambini lavorare per strada, non andare a scuola, venderti qualsiasi cosa.  Non abbiamo la minima idea della nostra fortuna.

Raccontaci il momento che ricordi con più nostalgia.

La nostalgia mi viene se penso alla felicità di quei mesi. Vedere le piramidi azteche e maya, immergermi nella barriera corallina, vedere le stelle sopra un deserto di cactus.
Tutti sogni che si sono realizzati. Un posto in particolare rimarrà per sempre impresso nella mia mente: Hierve el Agua, nello Stato di Oaxaca. Ci siamo fatti il bagno in pieno inverno nelle piscine naturali con una vista mozzafiato, abbiamo visto le cascate pietrificate e ci siamo goduti uno dei più bei tramonti della mia vita.

hierve el agua Osaka Messico
Hierve el Agua

Viaggi e amicizie. Immagino che quest’esperienza ti abbia dato la possibilità di creare dei legami. Come reputi le amicizie che si creano in viaggio?

I legami che si creano durante un viaggio sono molto profondi. Sono amicizie che nascono con la consapevolezza di avere a disposizione un tempo limitato, quindi si cerca di godersi tutti i momenti possibili con un’intensità maggiore. Durante le mie esperienze all’estero ho conosciuto tantissime persone che ora sono fondamentali nella mia vita e che considero fra i miei più cari amici. Se si è creato un rapporto speciale ci si organizza per sentirsi grazie alla – santa – tecnologia, nonostante non ci sia la possibilità di vedersi spesso dal vivo a causa della distanza.

Non sei partita solo una volta ma hai fatto un Erasmus anche a Bilbao, un Erasmus traineeship a Barcellona e uno a Brno. Riesci a raccontare come queste esperienze abbiano influenzato il tuo modo di vivere e le scelte per il tuo futuro?

Gli Erasmus che ho fatto mi hanno insegnato che le distanze sono più un’opportunità che un limite. Mi hanno regalato un amore incredibile, amicizie per la vita e un’apertura mentale che mai avrei pensato di poter raggiungere. Oggi mi sento pronta per trasferirmi in un altro Paese senza nessun tipo di dubbio e spero di poterlo fare presto, quando tutta la terribile situazione che stiamo vivendo sarà passata.

Sei partita tre volte, quindi la domanda “consiglieresti di partire per un Erasmus” mi sembra banale. Allora ti chiedo, perché uno studente dovrebbe fare l’Erasmus secondo te?

Perché non puoi pretendere di conoscerti profondamente se prima non ti sei messo alla prova. Non puoi dire che è impossibile imparare quella lingua se non ci hai nemmeno provato. Non puoi pretendere di giudicare un altro popolo senza prima averlo conosciuto. Non puoi dire che non ti piace una visione del mondo se prima non ti sei immerso in quella tradizione. Uno studente dovrebbe fare l’Erasmus per la sua crescita personale e professionale, questa è la verità.

Claudia, ha svolto altre esperienze all’estero legate a progetti universitari. Pertanto vi invito ad andare nel suo profilo Instagram per scoprire di più. Un profilo all’interno del quale ci racconta le storie e le poesie che escono dalla sua tastiera, condivide scatti e i suoi momenti in giro per il mondo. 

Tutte le immagini utilizzate per questo articolo sono state realizzate da Claudia che ne detiene i pieni diritti. Pertanto non sono condivisibili su altri siti o social senza il suo permesso. 

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